Noleggio di barche Destinazioni Croazia

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Croazia

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La nostra opinione

La nostra opinione

Vi piacerà

  • la miriade di isole e isolette con i loro porti autentici e le loro rade,
  • la brezza termica e il mare caldo sono condizioni ideali per una navigazione in famiglia
  • le bellissime città costiere classificate patrimonio mondiale dell'UNESCO (Dubrovnik, Korcula, Trogir)
 
Da scoprire

Da scoprire

Ricco patrimonio storico e architettonico, la Croazia gode di una posizione unica tra Oriente e Occidente, il che la rende sempre crocevia di influenze e culture. La costa, miracolosamente preservata dai promotori, offre un paesaggio di una bellezza mozzafiato.

"La terra delle mille isole"

La Croazia è un vero paradiso per i velisti. Con oltre 1200 isole e 5800 km di costa, noleggiare una barca in Croazia rimane uno dei modi migliori per visitarla. Scoprite tutta la ricchezza del Mediterraneo in una riserva naturale, una collana di isole bagnate nelle acque azzurre.

Monoscafi, catamarani, golette, checchie, giunche, caicchi ... La nostra flotta a noleggio ha una grande varietà di modelli in Croazia, con basi nautiche lungo tutta la costa adriatica. Dall'Istria a Dubrovnik, vivete una crociera eccezionale affittando la vostra barca in Croazia con Filovent!

Informazioni essenziali per il vostro viaggio
Croazia


Ecco un riassunto delle informazioni importanti da sapere assolutamente prima di partire verso il paese

Denaro

La moneta è la Kuna croata (HRK). 1 Kuna vale 100 lipas.
La moneta croata è stabile. Ci sono monete da 1, 2, 5, 10, 20, 50 lipas e 1, 2 e 5 Kunas. Ci sono i biglietti da 5, 10, 20, 50, 100, 200, 500 e 1000 Kunas.
Gli Euro vengono facilmente cambiati. Tanti stabilimenti segnano i prezzi in Kunas e in Euro per facilitare la comprensione dei prezzi. I pagamenti vengono effettuati  in Kunas ma gli euro sono spesso accettati.
Se viaggiate in gruppo, e preferite evitare di avere somme troppo importanti, la cosa migliore da fare è di ritirare di volta in volta una grossa somma e dividerla.

Pagamenti

Non dimenticate, prima di partire, di segnare il numero da chiamare in caso di perdita o furto della vosta carta di credito.
Carte bancarie :  Le carte EuroCard, MasterCard, Visa o American Express sono accettate in Croazia e sono smpre più diffuse. Tutti gli uffici postali permettono il ritiro di liquido con una MasterCard o una Circus e sempre di più con una Diners Club. Sono accettate nella maggior parte dei negozzi, alberghi e ristoranti delle grandi città. La maggioranza dei villaggi turistici dispongono di un bancomat.
I servizi legati alla carta American Express sono validi anche in Croazia presso le agenzie Atlas e le succursali della Privrenda Banka.

Tasso di cambio

1 â?¬ = 7,48 kn.
1 kn = 0,14 â?¬.
Il corso del Kuna in confronto all'Euro è relativamente stabile.

Informazioni pratiche

Passaporto / Visto

Per un soggiorno tutistico inferiore a tre mesi, bastano il passaporto o la carta d'identità questo per i membri dell'EU. Per percorrere il tratto di 9 km di strada costiera tra Split e Dubrovnik, che fa parte del territorio bosniaco, la stessa carta d'identità o passaporto sono sufficienti. Attenzione questo è valido solo per quanto riguarda il tragitto asfaltato. Infine, per i visitatori che desiderano andare in Croazia via la Slovenia, la carta d'identità o il passaporto bastano. Per le dogane, i visitatori sono autorizzati a entrare e ad uscire dalla Croazia con un litro d'alcool, due di vino, 500 g di caffè, due stecche di sigarette e 50 ml di profumo.

Sanità

Nelle grandi città si possono facilmente trovare la maggior parte dei medicinali occidentali. Può succedere che il nome dei medicinali  sia diverso e che vi venga proposto un altro prodotto di un altra casa famaceutica. Nelle grani città, le farmacie rimangono aperte fino alle 19:00.
In caso di urgenza, contattate la vostra ambasciata e la vostra assicurazione. Se non c'è urgenza, consultate un medico o chiedete consiglio ad un farmacista. Anche nelle piccole isole, ci sono permanenze regolari assicurate da parte dei medici. Un assistenza medica può essere effettuata negli ospedali che dispongono di un servizio urgenze 24ore/24

Numeri d'urgenza

Polizia : 92
Vigili del fuoco : 93
Servizio d'urgenza : 94
Soccorsi stradali : 987
Soccorsi in mare : 9155
Previsioni meteorologiche e traffico stradale : 060 520 520
Informazioni telefoniche : 988
Informazioni internazionali:902

Electricité

220 Volts.

Informazioni utili

Capitale : Zagabria
Moneta : kuna
Superficie :
Popolazione : 4 290 612 Abitanti
Densità : 76 Ab/km²
Fuso orario : GMT +1
Capo di stato : Ivo Josipovic

Storia

Nel corso della sua storia la Croazia, per la sua particolare posizione geografica, è stata un crocevia e punto di incontro e scontro fra diverse culture: una regione di confine, un confine geografico e politico, dapprima, nel III secolo tra l'impero romano d'occidente e quello d'oriente di cui per tutto l'alto medioevo ne seguì le sorti come parte dell'impero bizantino, e in seguito, nel IX secolo, tra l'impero carolingio e una Bisanzio avviata verso un secolare declino che vedeva diventare il mare adriatico e le regioni illiriche, un "limes" conteso, a partire dal XI secolo, anche da altri attori, tra cui in particolare la repubblica di Venezia e il regno d'Ungheria. Ma la Croazia era e sarebbe divenuta, in quel passaggio di millennio, anche un confine religioso: le coste dalmate, dove controllate dai narentani, erano ancora pagane, mentre il retroterra era stato cristianizzato da tempo, ma nel 1054 con lo scisma d'oriente la stessa cristianità si divideva e si confrontava - e questa terra con lei - tra cattolicesimo e ortodossia, così come, più tardi ancora, con l'affermazione e l'espansione dell'impero ottomano, nel XV secolo, e il tramonto definitivo di quello bizantino, si sarebbe confrontata e incontrata con l'islam.

Preistoria

L'area dell'attuale Croazia presenta tracce di insediamenti umani risalenti all'età della pietra. Nel 1899, su una collina nei pressi della città di Krapina, l'archeologo e paleontologo Dragutin Gorjanović-Kramberger trovò oltre 870 resti fossili di uomini di Neanderthal[1]risalenti a circa 100.000 anni fa.

Nel primo neolitico si svilupparono nell'area le culture di Starčevo-Körös, Vinča, Sopot, Vučedol e Hvar, risalgono invece all'età del ferro le tracce della cultura di Hallstatt (proto-Illiri) e di quella di La Tène (proto-Celti).

Storia antica (VIII secolo a.C.- 476)

A partire dal VIII secolo a.C. La regione fu influenzata dal diffondersi di colonie greche create sulla costa adriatica, sono di origine greca le città di Stari Grad (Pharos, in italiano Cittavecchia) sull'isola di Lesina e di Lissa (Issa) sull'isola omonima e la città di Traù (Tragurion). Nelle fonti greche del V secolo gli abitanti di questa regione vengono definiti "Illiri", nome con il quale si designò una delle tante popolazioni di origine indoeuropea che popolarono la regione fino all'arrivo dei romani. Il regno degli Illiri raggiunse la massima espansione all'epoca del re Agrone (che regnò dal 250 al 230 a.C.) che dominò anche le colonie greche; furono gli abitanti di Issa a chiedere l'intervento dei romani contro le vessazioni degli Illiri. L'intervento romano, dapprima diplomatico e in seguito militare, ebbe luogo però solo dopo la morte di Agrone.

I Romani riuscirono con due successive spedizioni, una nel 229 a.C. e l'altra nel 219 a.C., a conquistare la regione che nel 9 d.C. fu annessa da Tiberio all'Impero romano con il nome di "Illyricum" e divisa fra le province di Pannonia e Dalmazia. Tra il 102 e il 107 la Pannonia fu nuovamente divisa in due regioni da Traiano.

Nella regione si diffuse la cultura latina e con essa il Cristianesimo.

Nel 285 d.C. vi fu una prima divisione dell'impero romano da parte di Diocleziano ma solo da un punto di vista amministrativo: l'impero veniva diviso tra impero romano d'oriente e occidente; la linea di confine passava dal lago di Scutari (Skadarsko jezero) fino alla Sava. Circa cento anni più tardi, fu fatta una nuova divisione da parte di Teodosio, che separava la stessa regione anche da un punto di vista politico.

L'età delle invasioni - i Croati Oton Iveković, L'arrivo dei Croati sull'Adriatico

Interessata a più riprese dalle invasioni barbariche (Unni, Eruli), dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 la Dalmazia rimase sotto il controllo romano dell'ex-imperatore d'Occidente Giulio Nepote, sino alla conquista da parte degli Eruli di Odoacre, passando sotto la formale autorità di Bisanzio. Attraversata dalle orde degli Ostrogoti di Teodorico inviati in Italia dall'imperatore Zenone, la regione fu ricondotta nell'effettivo dominio bizantino da Giustiniano nel 535.

Nel VII secolo l'intera area balcanica venne interessata dalle migrazioni di popoli slavi, e in Dalmazia e Pannonia giunsero i Croati, una popolazione che, secondo il De administrando imperio di Costantino VII, proveniva dalla Croazia bianca (regione forse situata nell'attuale Polonia meridionale) e che fu probabilmente invitata dall'imperatore Eraclio per allontanare il pericolo degli Avari, autori di numerose incursioni che minacciavano la sicurezza di Bisanzio.

I nuovi arrivati si trovarono a dover interagire con le popolazioni autoctone, tra cui gli Illiri, di lingua latina (istrorumeno e dalmata), che si andarono nel tempo concentrando nelle città della costa dalmata, lasciando ai Croati l'entroterra e le campagne.

All'inizio del IX secolo, in seguito alla vittoria di Carlo Magno sugli Avari, la Pannonia entrò a far parte dell'impero dei Franchi mentre la Dalmazia rimase nell'orbita di Bisanzio. In tale periodo nacquero due ducati, a settentrione quello della Croazia pannonica (Panonska Hrvatska) guidato da Ljudevit Posavski e, lungo la costa, quello della Croazia dalmata (Dalmatinska Hrvatska), guidato da Borna. Il duca croato Trpimir I (845–864), fondatore della dinastia Trpimirović, in seguito a successi militari contro i bulgari e i bizantini a Zara espanse il suo dominio a est fino alle rive della Drava.

Il regno di Croazia
L'incoronazione di Tomislav (Oton Ivekovic)

Il primo stato croato si formò nel 925, quando il re Tomislav riuscì ad unire la Croazia Pannonica (settentrionale) e quella dalmata (costiera) in una sola entità.

IX-X secolo: gli slavi vennero cristianizzati e venne creato per loro un alfabeto ad opera dei fratelli Cirillo e Metodio con il quale poter mettere per iscritto la loro lingua e con il quale ufficiare la messa anche se i croati, fieri della loro cultura legata all'Occidente e al mondo latino, rimarranno fedeli alla messa in latino e all'alfabeto latino con l'aggiunta di segni diacritici. Rimane comunque importante quest'alfabeto chiamato "glagolitico" perché il suo utilizzo (adattato al dialetto čakavo della Dalmazia) è la base della letteratura croata e servì per numerosi testi non religiosi e per la vita quotidiana.

925: primo sinodo di Spalato

927: secondo sinodo di Spalato con il quale si vietò di ufficiare in slavo.

Basso medioevo (1000-1492)

1089: alla morte di re Zvonimir si scatenò una lotta tra diversi pretendenti al trono, e fu così che fu chiamato a regnare Ladislao I d'Ungheria, che ne assunse il regno.

1102: alla morte di Ladislao I, viene chiamato il suo successore, Colomanno d'Ungheria, che nel 1102 stipulò il celeberrimo "pacta conventa", un accordo con il quale le sorti della Croazia pannonica furono da allora in poi legate in maniera indissolubile a quelle ungheresi fino al crollo dell'impero austro-ungarico nel 1918. Koloman concesse alla Croazia l'autonomia per quanto riguardava la politica interna, ma vi pose un "bano" o "viceré" che talvolta era un nobile ungherese, talvolta un nobile croato.

Storia moderna (1492-1789)

Dalmazia
Serenissima Repubblica di Venezia

1526: in seguito alla Battaglia di Mohács e alla pace del 1540, ai veneziani rimasero solo le città costiere.

1571: dopo la vittoria con le truppe cristiane contro i turchi, Venezia riprese i territori che aveva perduto.

1699: dopo uno scontro con il pascià di Bosnia, Venezia perse Creta ma riuscì a mantenere tutti gli altri territori.

1671: viene fissata la "linea Nani".

1699: a seguito del trattato di Carlowitz (Karlovac), i veneziani ottennero la Morea e altri territori che furono annessi al loro territorio attraverso la "Linea Grimani". La Repubblica di Ragusa, invece, pagando un tributo annuo ai turchi, riuscì a mantenere la sua indipendenza e per evitare dissidi con Venezia il territorio di Ragusa fu delimitato da entrambe le parti da quello veneto con una sottile striscia di terra appartenente all'impero turco.

Croazia Pannonica

Croazia e Ungheria

1573: la storia della Croazia rientra da questo momento nella storia più generale di quella d'Ungheria con le sue crisi interne, le lotte contro i turchi e le agitazioni contadine che culminarono nel 1573 con la ribellione nelle campagne slovene guidata da un capo croato: Matija Gubec.

1578: venne formata una particolare marca conosciuta con il nome di "Confine militare" (Vojna krajina) che verrà abolita circa 300 anni più tardi: una regione croata settentrionale confinante con la Bosnia disseminata di fortezze per difendere la Croazia dai turchi; per questo confine furono chiamati molti serbi ad abitare e difendere la zona che da allora in poi diverranno i più fedeli dell'impero austro-ungarico.

1699: trattato di Carlowitz: i turchi cedettero all'impero asburgico tutta la Croazia-Slavonia e la maggior parte dell'Ungheria.

1779: Croazia e Ungheria trasferiscono il potere croato sotto quello ungherese, poiché fino ad allora era stato sotto quello di Vienna, e Fiume fu dichiarata parte integrante dell'Ungheria.

Storia contemporanea (1789-1945)

Dalmazia

1797: caduta della Repubblica veneta ad opera di Napoleone. Con il trattato di Campoformio la Dalmazia passa all'Austria.

1805: la Dalmazia passa alla Francia col trattato di Presburgo e Napoleone riunì i nuovi territori nelle cosiddette Province Illiriche.

1808: anche la Repubblica di Ragusa cessa definitivamente d'esistere come stato indipendente.

1814-15: con il congresso di Vienna i territori vengono restituiti all'Austria, che li mantiene fino al 1918.

Croazia pannonica

1830: risorgimento nazionale croato guidato da Ljudevit Gaj.

1848: come risposta l'autonomia croata fu drasticamente limitata dagli ungheresi: fu nominato un bano, il barone Josip Jelačić, il quale sperando in una ricompensa austriaca, si unì alle truppe imperiali per domare la rivolta ungherese. In cambio non guadagnò che una più dura repressione da parte austriaca con il ministro degli interni del governo di Vienna Bach.

1867: compromesso o "Ausgleich" dell'Ungheria con l'Austria, con il quale si dette origine alla duplice monarchia fino al 1918.

1868: compromesso o "Nagodba" tra ungheresi e croati. Esso riconosceva che la Croazia aveva un proprio territorio (Regno di Croazia e Slavonia) e garantiva l'autonomia amministrativa sotto un parlamento croato (Sabor) riunito a Zagabria. In materia di affari interni, giustizia e istruzione se ne occupava la Croazia ed il serbo-croato fu riconosciuto come lingua nazionale.

1867: il vescovo Strossmayer di Djakovo fu artefice di una vasta rinascita culturale iniziata nel 1867 con la fondazione dell'Accademia delle scienze e delle arti degli slavi del sud e continuata poi nel 1874 con la fondazione di un'università nazionale croata.

1881: annessione del confine militare alla Croazia, la percentuale serba aumentò notevolmente, degli estremisti croati guidati da Ante Starčević rifiutarono di riconoscere le rivendicazioni serbe.

1902: i primi scontri tra serbi e croati a Zagabria.

1914-1918: prima guerra mondiale. I croati sono mobilitati nell'esercito austro-ungarico. Lo stesso Tito, infatti, che guiderà la Jugoslavia per circa 35 anni, partecipò all'attacco di Belgrado nel dicembre 1914.

1918: Creazione, dopo lo smembramento dell'impero austro-ungarico, del "Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni".

1921: Voto della costituzione centralista del "Vidovdan" (giorno di San Vito) il 28 giugno. Proprio per il suo carattere centralista viene rifiutata dai croati.

1925: riconciliazione con il partito dei contadini croati di Stjepan Radić.

1928: il 20 giugno tre deputati croati, tra i quali Stjepan Radić che morì dopo un mese di agonia, vengono uccisi in pieno parlamento a Belgrado da un deputato montenegrino Puniša Rašić. I deputati croati lasciano così il parlamento.

1929: colpo di stato di re Alessandro

1931: costituzione concessa al "Regno di Jugoslavia", così denominato ufficialmente.

1934: assassinio di re Alessandro a Marsiglia; il reggente principe Paolo garantisce la continuità della dinastia e viene nominato il governo autoritario Stojadinović.

1935-37: accordo con la santa sede senza ratifica per l'opposizione ortodossa.

1939: Cvetković sostituisce Stojadinović e permette ai croati una più ampia autonomia. Scoppia la seconda guerra mondiale e il 6 aprile 1941 viene bombardata Belgrado.

1941-45: è istituito lo Stato Indipendente di Croazia con forma istituzionale di monarchia. La corona viene offerta ad Aimone di Savoia, che pur non rifiutandola, non si recherà mai in Croazia per prenderne possesso. Capo del governo diventa Ante Pavelić ossia il capo degli ustascia. Ampie parti del territorio jugoslavo vengono annesse dalle confinanti nazioni dell'Asse: la Dalmazia, dal 1941 al 1943, diviene un "Governatorato" italiano (con l'ampliamento della Provincia di Zara e la formazione di quella di Spalato).

1944: occupazione di Belgrado da parte della armata rossa e armata partigiana iugoslava. Dello stesso anno è l'organizzazione a Jajce (Bosnia settentrionale) del comitato di liberazione nazionale e anti-fascista, l'AVNOJ.

Storia recente (dal 1945 al 1990)
Stemma della Repubblica Socialista Croata
Alla fine della guerra la Croazia divenne una delle sei Repubbliche Federate che costituivano dal 1946 al 1963 la Repubblica Popolare Federativa di Jugoslavia e dal 1963 al 1991 la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia (Federativna Narodna Republika Jugoslavija) il cui Presidente fu (nel 1963 dichiarato presidente a vita) Josip Broz Tito, che diede al paese un impronta di tipo socialista, sebbene fu talvolta in netto contrasto con la politica di Mosca.

Le repubbliche che componevano la federazione erano:

* Repubblica Socialista di Croazia (Zagabria)
* Repubblica Socialista di Slovenia (Lubiana),
* Repubblica Socialista di Bosnia-Erzegovina (Sarajevo),
* Repubblica Socialista di Serbia (Belgrado),
* Repubblica Socialista di Montenegro (oggi Podgorica, ai tempi Titograd) e
* Repubblica Socialista di Macedonia (Skopje)

facevano inoltre parte della federazioni due provincie a statuto speciale:

* Vojvodina (Serbia settentrionale al confine con la Croazia e l'Ungheria)
* Kosovo (Serbia meridionale al confine con l'Albania).

Nel 1948 vi fu la frattura fra Stalin e Tito, quest'ultimo venne espulso dal Cominform e diede vita ad un modello autonomo di comunismo attuato tramite una serie di riforme economiche che prevedevano una pur minima libertà di iniziativa economica privata ed una maggiore apertura verso l'occidente. Ciò permise alla Croazia lo sviluppo di una primordiale attività turistica sulla costa adriatica, fino al crollo della Jugoslavia il turismo rimase la maggior fonte di valute straniere per la federazione. Nelle aree metropolitane croate di Zagabria, Rijeka e Osijek sorsero alcune industrie mentre rimasero escluse dall'industrializzazione, e quindi economicamente più arretrate, le zone croate delle isole, della Dalmazia e della Lika.

Grazie all'attività turistica e alla produttività delle iniziative industriali la Croazia divenne una delle repubbliche più prosperose della Jugoslavia, le ingenti rimesse dovute al governo centrale e la mancanza di investimenti erano però fonte di malumore.

Alla fine degli anni sessanta nacque un movimento riformista chiamato Primavera croata (Hrvatsko proljeće chiamato anche masovni pokret o MASPOK ovvero movimento di massa) fondato da intellettuali al quale presero parte anche membri del partito. Il movimento rivendicava una serie di riforme ed una maggiore autonomia economica e politica delle repubbliche.

Il movimento originò dalla disputa sullo status della lingua croata, ufficialmente parificata a quella serba che però di fatto era l'unica lingua normalmente usata e accettata in ambito governativo dove, per contro, la lingua croata era vista come una sorta di anomalia nazionalista. Il 17 marzo 1967 numerosi intellettuali croati, fra i quali scienziati e scrittori come Miroslav Krleža, firmarono la Dichiarazione sul nome e lo status della lingua letteraria croata tramite la quale richiedevano il riconoscimento ufficiale, ottenuto poi nel 1971, della lingua croata.

In seguito all'espulsione dal partito di Aleksandar Ranković, ex-ministro dell'interno della federazione vi fu una maggiore apertura nei confronti dell'opinione pubblica e maggiore disponibilità ad affrontare discussioni su argomenti riguardanti l'economia e la politica. Le gerarchie del partito comunista croato (Komunistička Partija Hrvatske) guidato da Savka Dabčević-Kučar appoggiarono la liberalizzazione e si fece portatori di alcune richieste avanzate dai riformisti. Non venne messo in discussione il ruolo di guida del partito ma alcune organizzazioni culturali e studentesche se ne staccarono e ne divennero indipendenti.

Le gerarchie del partito a livello federale dimostravano un approccio distaccato nei confronti degli sviluppi croati anche perché l'autorità di Tito non era messa in discussione né criticata, se ne cercava anzi l'appoggio. Per contro, nelle gerarchie militari e nei servizi segreti si propagava la pressione per un intervento diretto contro quella che era vista come una minaccia per l'unità della Jugoslavia. Il 29 novembre 1971 Tito fece dimettere l'intera guida del partito comunista croato sostituendola con persone più fedeli alla linea politica e interrompendo di fatto il processo di liberalizzazione. A fine maggio del 1972 si contavano 550 arresti e circa 2000 condanne.

Le richieste di maggiore autonomia economica furono parzialmente esaudite con la nuova costituzione del 1974, una maggiore autonomia politica venne ottenuta solo nella seconda metà degli anni ottanta. L'epoca tra il 1972 e la metà degli anni 80 viene quindi spesso definita con il termine "epoca del silenzio croato" (hrvatska šutnja).

Nei tardi anni '80 la Jugoslavia attraversò un periodo di profonda crisi economica e politica che accentuò il contrasto fra la tendenza accentratrice del governo federale e il risveglio del nazionalismo croato, ulteriormente esacerbata dopo la morte di Tito che aveva rappresentato un fattore di stabilizzazione.

La fine dei regimi socialisti in Europa orientale portarono Slovenia e Croazia insistere sulla necessità di trasformare la Jugoslavia in una confederazione retta da una democrazia parlamentare e basata sull'economia di mercato. Dall'altra parte Slobodan Milošević rimaneva arroccato alla visione di centralità dello stato federale, in netto contrasto con le spinte autonomiste di albanesi, sloveni e croati.

La guerra d'indipendenza (1991 - 1995)

Nel 1990 si tennero le prime elezioni libere vinte dall'Unione Democratica Croata (Hrvatska Demokratska Zajednica - HDZ) guidata da Franjo Tuđman e finanziata in gran parte dalle tesorerie della NATO. Il programma dell'HDZ, che prevedeva l'ottenimento di una maggiore autonomia per la Croazia, contrastava la politica ufficiale di Belgrado e dell'etnia serba. Tudjman varò, atto di gravità inaudità, una nuova Costituzione in cui la Croazia venne indicata come lo "stato dei Croati", scatenando così le recreminazioni dei Serbi che vivevano in Croazia. Il clima di contrasto ben presto portò a scontri fra le fazioni e nell'estate del 1990 i serbi delle aree montuose, nelle quali costituivano la maggioranza della popolazione, diedero vita alla Regione Autonoma Serba di Krajina, dichiarando nel dicembre 1991 la costituzione della Repubblica Serba di Krajina. Gli interventi da parte delle forze dell'ordine croate furono contrastati dall'esercito federale jugoslavo.

In seguito alla dichiarazione unilaterale di indipendenza del 25 giugno 1991 iniziò l'offensiva militare dell'esercito nazionale jugoslavo appoggiato da gruppi paramilitari, numerose città croate tra cui Vukovar e Dubrovnik vengono attaccate, viene attaccato anche il palazzo presidenziale a Zagabria, l'8 ottobre 1991 il parlamento croato rescinde ogni legame con la Jugoslavia. La popolazione civile croata abbandona le aree di conflitto, spostandosi dai confini con Bosnia e Serbia, d'altro lato la popolazione di etnia serba viene forzata a trasferirsi tramite quella che assumerà il nome di pulizia etnica.

La città di frontiera di Vukovar subì tre mesi di assedio (battaglia di Vukovar) nel corso del quale gran parte della città venne distrutta e la maggioranza della popolazione fu costretta a fuggire. La città venne conquistata dall'esercito federale il 18 novembre 1991. Poco dopo la caduta di Vukovar - nonostante l'invito dei capi di stato della CEE a non procedere ad un riconoscimento separato - l'Islanda (per voce del suo ministro degli esteri Jón Baldvin Hannibalsson) e quindi Città del Vaticano, Austria e Germania procedono ad un riconoscimento unilaterale. Nel corso del 1992 la Croazia venne riconosciuta da gran parte degli Stati mondiali.

Seguirono diversi cessate il fuoco promossi dalle Nazioni Unite e frequentemente violati dalle parti in causa, progressivamente l'esercito jugoslavo si ritirò spostando la zona di conflitto in Bosnia Erzegovina. Tra il 1992 e il 1993 entrarono in Croazia circa 700.000 profughi dalla Bosnia per lo più di religione musulmana.

Il conflitto croato continuò fino al 1995. Gli scarsi progressi delle trattative con la minoranza serba i per il reintegro dei 170.000 profughi croati della Krajina ebbero come conseguenza, nell'agosto 1995 le operazioni militari chiamate Lampo e Tempesta che in poche settimane riportarono sotto il controllo croato il territorio della Repubblica Serba di Krajina, vi fu una fuga di massa della popolazione serba, oltre 200.000 persone abbandonarono l'area. Le operazioni di pulizia etnica furono duramente criticate dalla comunità internazionale. Il 21 novembre 1995 la firma degli Accordi di Dayton da parte dei presidenti di Bosnia, Croazia e Serbia sancisce l'intesa definitiva per la pace in Bosnia.

Dal 1996 ad oggi...

Nel 1996 viene sciolta la Repubblica di Herceg Bosna e dopo un anno di trattative tra il governo croato e quello jugoslavo viene accordato il permesso di rimpatrio in Croazia a un numero limitato di serbi.

In seguito alla morte del presidente Tuđman (1999) le elezioni presidenziali e legislative del febbraio 2000, vedono la vittoria della coalizione di centro-sinistra, diventa presidente Stjepan Mesić del Partito Popolare e inizia un programma di riforme e di profondo rinnovamento politico volto ad una maggiore democraticità. Il governo collabora con il Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia per fare luce e assicurare alla giustizia i responsabili dei crimini commessi durante i conflitti degli anni novanta. Contestualmente vi sono state riforme economiche, l'attuazione di programmi di rientro dei profughi, di restituzione di beni espropriati e l'inizio del processo per l'ammissione all'Unione Europea. Le elezioni politiche del 2003, vinte nuovamente dall'HDZ, hanno portato alla guida del governo Ivo Sanader che ha proseguito la politica del governo precedente. I negoziati per l'ammissione alla UE, iniziato nel 2004, hanno subito un'interruzione quando nel marzo del 2005 la candidatura della Croazia è stata sospesa a tempo indeterminato a causa di un'asserzione di Carla Del Ponte, secondo la quale Zagabria non avrebbe completamente collaborato con il Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia nella cattura del presunto criminale di guerra ed ex generale Ante Gotovina.

Dopo la cattura di Gotovina (8 dicembre 2005) le trattative sono riprese, presumibilmente la Croazia entrerà a far parte dell'UE non prima del 2009. L'8 dicembre 2005 il generale Ante Gotovina viene catturato in territorio spagnolo, nell'isola di Gran Canaria.

licence GFDL - Cronologia - Noleggio barche Croazia

Geografia

La Croazia è collocata tra l'Europa centrale, meridionale e orientale, si affaccia sul Mare Adriatico e il suo territorio comprende parte delle Alpi Dinariche e l'estremo occidentale del bassopiano Pannonico.

Morfologia

Da un punto di vista morfologico il paese può essere distinto in tre zone con caratteristiche climatiche, geografiche e culturali diverse.

Il bassopiano pannonico

Nella parte orientale del paese si trova un'estesa pianura interrotta solo da alcune formazioni collinari, l'area fa parte del bacino dei fiumi Drava e Sava, affluenti del Danubio. In questa zona dal clima continentale, si distinguono la Croazia settentrionale e la Slavonia:

* la Croazia settentrionale comprende l'area tra il fiume Kupa e il confine con l'Ungheria, le pianure lungo il fiumi Sava e Kupa, le aree intorno alle città di Zagabria, Karlovac e Sisak che demograficamente ed economicamente rappresentano il centro della Croazia, l'area montuosa dello Zagorje e la regione di Međimurje nella parte nord-orientale del paese fra i fiumi Drava e Mur.
* la Slavonia comprende l'estremità orientale del paese costituita in prevalenza da pianure del bassopiano pannonico situate lungo i fiumi Sava (Posavina) e Drava (Podravina) fino al Danubio.

La zona montuosa delle Alpi Dinariche

La zona montuosa è situata nella parte centrale del paese ed è caratterizzata da rilievi medio elevati che costituiscono lo spartiacque fra il bacino del Danubio e l'Adriatico. Il clima è alpino. Fanno parte di quest'area la regione di Gorski kotar tra Rijeka e Karlovac, le valli di Lika e Krbava tra la catena costiera delle Alpi Bebie e il confine con la Bosnia e una parte dell'entroterra dalmata (Dalmatinska Zagora, e montagne di Biokovo).

La costa adriatica

La zona costiera è caratterizzata da clima mediterraneo. L'ampiezza della fascia costiera è molto variabile, da pochi chilometri in corrispondenza dei rilievi del Velebit e di Biokovo) in altre zone si allarga notevolmente nell'entroterra. Da nord a sud si possono individuare le seguenti regioni storiche:

* L'Istria, la penisola nella parte settentrionale del paese
* La regione del Litorale Croato (Hrvatsko Primorje) corrispondente all'area intorno a Fiume e Segna con le isole del golfo del Quarnero
* La Dalmazia con la sua costa frastagliata e che si estende verso sud da Zara comprendendo le numerose isole antistanti la costa e città storiche come Ragusa (Dubrovnik) e Spalato.

I monti principali sono il monte Dinara (1.831 m s.l.m.) e il monte Vaganski Vrh (Monte Drago, nella catena delle Bebie) con un'altitudine di 1.758 m s.l.m.

La Croazia possiede ben 1.185 isole, di cui solo 50 abitate.

Idrografia
Le cascate del fiume Cherca

La gran parte dei fiumi della Croazia appartiene al bacino del Mar Nero (Danubio, Sava, Drava, Kupa e Una), un ridotto numero di fiumi sfocia nel Mare Adriatico (Zermagna, Cherca, Čikola, Cretina e Narenta). I fiumi nella parte settentrionale del paese hanno problemi di inquinamento, soprattutto la Sava nel tratto compreso tra Zagabria e Sisak.

I fiumi più lunghi sono Sava (562 km) e Drava (505 km) che delimitano parte del confine tra Croazia e Bosnia-Erzegovina e Ungheria. Entrambi sfociano nel Danubio di cui la Sava è l'affluente principale, in ordine di apporto idrico mentre la Drava è il quarto. Il Danubio delimita il confine tra la Croazia e la provincia serba della Vojvodina. Il tratto croato del Danubio è lungo 188 km.

L'alto corso del fiume Kupa (269 km) forma il confine naturale fra Croazia e Slovenia, sfocia nella Sava a Sisak. Altri fiumi sono il Korana, Krapina, Lonja, Mur e Vuka.

I fiumi provenienti dalle Alpi Dinariche e che sfociano nell'Adriatico hanno un corso breve, fatta eccezione per il fiume Narenta.

Clima

Si distinguono quattro aree climatiche:

* pianure interne, con clima semi-continentale caratterizzato da estati secche ed abbastanza calde (medie di luglio attorno ai +22/+23°C) ma con forti contrasti (possono esserci molti giorni di fila con massime intorno ai 35° ed afa e, per contro, periodi molto freschi caratterizzati da forte maltempo) ed inverni freddi (0/+1°C di media in gennaio) con cieli spesso coperti e nebulosità diffusa e frequente, nevicate non infrequenti ma raramente intense e persistenza del manto nevoso al suolo abbastanza prolungata (specie nelle zone nord-orientali).

* regioni montuose: queste zone hanno clima di tipo alpino con estati moderatamente calde (ma condizionate dall'altitudine e con frequenti temporali, soprattutto pomeridiani) ed inverni rigidi (con medie invernali inferiori a 0°C). Le nevicate sono frequenti e spesso copiose sui rilievi a quote medio-alte (dove la neve può cadere abbondante anche in primavera). Le precipitazioni annue, in queste regioni montuose, sono in genere tra moderate ed abbondanti, con picchi soprattutto autunnali e tardo primaverili.

* regioni costiere: hanno clima temperato caldo di tipo submediterraneo a Nord e meso-mediterraneo a Sud, e sono contraddistinte da estati calde e soleggiate ma abbastanza ventilate (medie giornaliere di luglio +23/+25°C) ed inverni complessivamente miti (medie giornaliere di gennaio che si portano dai +5°C ai +7°C circa procedendo da Nord verso Sud, eccetto che nelle zone più esposte alla bora dove si scende anche a +3°). Qui le precipitazioni sono in genere abbondanti in tutte le stagioni tranne che in estate (un picco precipitativo più marcato si ha tra ottobre e novembre), le nevicate sono decisamente sporadiche (se non rare) e la neve solo eccezionalmente permane al suolo per più di 1 o 2 giorni.

* la Zagora, l'entroterra pedemontano della Dalmazia che si estende in latitudine da Zadar (Zara) a Split (Spalato): questa zona è relativamente poco esposta alle brezze marine a causa della presenza di colline costiere, perciò subisce massime estive più elevate rispetto alla costa (non mancano giornate torride).

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Ordinamento dello stato

Città principali

La Croazia conta ufficialmente 127 città (grad) e 424 municipalità (općina). Le città principali sono:

* Zagabria (Zagreb) 879.145 abitanti
* Spalato (Split) 205.694 ab.
* Fiume (Rijeka) 154.043 ab.
* Osijek 114.616 ab.
* Zara (Zadar) 82.718 ab.
* Slavonski Brod 74.612 ab.
* Velika Gorica 65.517 ab.
* Karlovac 60.395 ab.
* Pola (Pula) 59.594 ab.
* Sisak 55.236 ab.
* Sebenico (Šibenik) 53.553 ab.
* Varasdino (Varaždin) 52.075 ab.
* Ragusa (Dubrovnik) 48.770 ab., la cui famosa città vecchia è stata restaurata dopo la guerra contro i serbi e montenegrini del 1991-95.
* Bjelovar 41.869 ab.
* Vinkovci 40.912 ab.
* Castelli (Kaštela) 38.103 ab.
* Samobor 36.206 ab.
* Vukovar 33.670 ab.
* Čakovec 30.455 ab.
* Đakovo 30.092 ab.

Istituzioni
Per approfondire, vedi le voci Presidenti della Croazia e Primi Ministri della Croazia.

La Costituzione croata del 22 dicembre 1990 ha subito, nel tempo, numerose modifiche le ultime delle quali (fine 2000 - inizio 2001) hanno apportato modifiche consistenti trasformando il precedente governo "semipresidenziale" in uno parlamentare. Le modifiche hanno riguardato la suddivisione dei compiti tra gli organi istituzionali allo scopo di trasferire al governo e al parlamento le competenze in precedenza assegnate al presidente.

In questo modo è stata ridotta la concentrazione di poteri prevista dalla precedente versione della carta costituzionale, costruita su misura dell'ex-presidente Franjo Tuđman.

Il presidente della repubblica (Predsjednik Republike), eletto a suffragio diretto ogni 5 anni, mantiene ampi poteri sulla formazione del governo, propone infatti il Primo Ministro, nominato comunque col consenso del parlamento. Il presidente è inoltre comandante in capo delle Forze Armate della Repubblica di Croazia e dei servizi segreti. Dal 18 febbraio 2000 il presidente è Stjepan Mesić, il 16 gennaio 2005 è iniziato il suo secondo mandato.

Il parlamento croato (Hrvatski Sabor) è un organismo legislativo unicamerale con al massimo 160 rappresentanti, eletti dal popolo per periodi di quattro anni. Il Sabor si riunisce per due periodi annuali--dal 15 gennaio al 15 luglio, e dal 15 settembre al 15 dicembre[senza fonte].

Il governo (Vlada) ha il suo capo nella persona del primo ministro, il quale ha quattro vice primi ministri e 14 ministeri, con mansioni relative a particolari settori o attività. Il ramo operativo del governo si occupa di proporre le leggi e del bilancio, del potere esecutivo, nonché della politica interna ed estera del Paese.

La Croazia ha un sistema giuridico consistente in: Corte Suprema, tribunali delle varie contee, e tribunali di città. La Corte Costituzionale si occupa di questioni relative alla Costituzione.

Il 13 gennaio 1992, il Vaticano fu il primo a riconoscere la Repubblica croata, seguito due giorni dopo dalla Germania.

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Popolazione

Popolazione

Al censimento del 2001 la Croazia aveva una popolazione pari a 4.437.460 abitanti (la popolazione stimata a giugno 2006 è pari a 4.494.749[1] abitanti). Della popolazione censita 4.399.364 (99,14 %) persone avevano la cittadinanza croata, 44.340 (1,00 %) delle quali avevano doppia cittadinanza. 17.902 persone (0,40 %) erano di cittadinanza straniera, gli apolidi erano 9.811 (0,22 %) mentre di 10.383 abitanti (0,23 %) non è stata accertata la nazionalità.

L'emigrazione croata è stata consistente, i croati residenti all'estero sono oltre due milioni, la comunità più numerosa è quella insediatasi negli Stati Uniti (Hrvatska bratska zajednica). Nel parlamento croato vi sono alcuni deputati rappresentanti delle comunità croate all'estero (e dei Croati autoctoni di Bosnia Erzegovina).

Demografia

* Fonte dei dati:
Struttura per età

* 0-14 anni: 16,2% (maschi 373.638/femmine 354.261)
* 15-64 anni: 67% (maschi 1.497.958/femmine 1.515.314)
* oltre i 65 anni: 16.8% (maschi 288.480/femmine 465.098)

Tasso di crescita della popolazione

* -0,03%

Tasso di fecondità totale

* 1,4 nati/donna

Natalità

* 9,61 nati/1.000 abitanti

Mortalità

* 11,48 morti/1.000 abitanti

Tasso di migrazione netta

* 1,58 immigranti/1.000 abitanti

Mortalità infantile

* totale: 6,72 morti/1.000 nati vivi
* maschi: 6,7 morti/1.000 nati vivi
* femmine: 6,74 morti/1.000 nati vivi

Aspettativa di vita

* totale: 74,68 anni
* maschi: 71,03 anni
* femmine: 78,53 anni

Etnie

I Croati (in lingua croata Hrvati) appartengono alla famiglia dei popoli slavi. Dopo aver popolato l'area dell'attuale Ucraina, i Croati sono giunti nell'odierna Croazia attorno al VII secolo d.C. Comunità croate autoctone vivono anche in Bosnia ed Erzegovina, Ungheria, Slovenia, Serbia (Vojvodina), Montenegro (Bocche di Cattaro), inoltre si trovano insediamenti storici croati in Austria (Burgenland) e in Italia (i croati del Molise).

Il paese è abitato in prevalenza da croati (89,63%) di religione cattolica. Fra le minoranze vi sono serbi (4,54%) di religione ortodossa, bosgnacchi (i cittadini bosniaci di fede musulmana) (0,5%), ungheresi (0.4%) e circa 35.000 italiani (ovvero lo 0,8%) sparsi tra Istria, Fiume, Dalmazia (Zara, Spalato), Slavonia (Požega) e Moslavina (Sisak), quello che è rimasto di una presenza italiana che prima dell'inizio della seconda guerra mondiale ammontava - nelle terre attualmente croate - a circa 300.000 persone.

La popolazione serba, insediatasi nell'area nel XVI secolo, in passato era composta perlopiù da funzionari dell'Impero Austroungarico e costituiva una sorta di casta militare scarsamente integrata con il resto della popolazione. Con l'andare dei secoli la situazione cambiò e l'etnia serba si integrò con la popolazione Croata. Alla fine della Prima Guerra Mondiale si costituì il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni e le etnie convissero fra mille tensioni, compreso l'omicidio di tre deputati croati in Parlamento nel 1928, il che causò l'abbandono permanente dell'aula da parte di tutti i deputati croati. La degenerazione nei rapporti culminò nelle stragi dei serbi durante la seconda guerra mondiale, quando lo stato indipendente della Croazia - capeggiato dal dittatore ustascia Ante Pavelic - perseguitò l'etnia serba. All'inizio delle guerre etniche degli anni novanta dopo l'aggressione Serba e Montenegrina alla Croazia, la popolazione serba era concentrata nelle zone della Krajina e della Slavonia, e costituiva il 12% della popolazione complessiva della Croazia. I serbi della Krajina si autoproclamarono indipendenti dalla Croazia, affermando di voler esercitare gli stessi diritti all'autodeterminazione che avevano portato la Croazia a dichiarare la propria indipendenza. Dopo la riconquista della Krajina (Operazione Tempesta) circa 400.000 serbi fuggirono, incalzati dalle truppe croate e terrorizzati dalle storie - alle volte gonfiate propagandisticamente - delle stragi perpetrate dall'esercito croato. Negli ultimi anni il governo croato - sollecitato dall'Unione Europea - ha attuato alcune azioni volte al rientro dei serbi fuggiti dalla Croazia. Una parte della popolazione serba è rientrata.[4][5], ma la percentuale dei serbi in Croazia risulta ancor oggi diminuita di quasi due terzi.

In Bosnia-Erzegovina vivono circa 700.000 croati, che sono una delle tre comunità etniche principali e costituenti.

Composizione della popolazione per nazionalità dichiarata - Censimento 2001:
1. Croati 3.977.171 (89,63%) 7. Sloveni 13.173 (0,30%) 2. Serbi 201.631 (4,54%) 8. Cechi 10.510 (0,24%) 3. Bosniaci 20.755 (0,49%) 9. Rom 9.463 (0,21%) 4. Italiani 19.636 (0,44%) 10. Montenegrini 4.926 (0,11%) 5. Ungheresi 16.595 (0,37%) 11. Slovacchi 4.712 (0,11%) 6. Albanesi 15.082 (0,34%) 12. Macedoni 4.270 (0,10%) Fonte: http://www.dzs.hr

Gli italiani in Croazia e le altre popolazioni romanzofone

In Croazia vivono circa 35.000 Italiani (il dato è stimato: al censimento del 2001 furono in 20.521 a dichiararsi di madrelingua italiana[4]), che danno vita a 51 Comunità Nazionali Italiane locali e sono organizzati nell'Unione degli Italiani. Sono insediati principalmente nell'area dell'Istria, di Fiume, delle isole del Quarnero e della Dalmazia. Solo in parte dell'Istria (regione istriana, che però non incude la parte nordorientale peninsulare), a Fiume e nell'arcipelago dei Lussini sono riconosciuti da alcuni statuti comunali come popolazione autoctona, mentre nel resto del Quarnaro e in Dalmazia non viene riconosciuto loro nessuno status particolare. In tale gruppo etnico italiano sono inserite sia le popolazioni autoctone venetofone (Istria nord-occidentale e Dalmazia) che quelle istriotofone della costa istriana sud-occidentale. Nel corso del XIX secolo un numero considerevole di artigiani italiani si trasferirono a vivere a Zagabria e in Slavonia (Požega) dove tutt'ora abitano molti loro discendenti. Sempre in Istria (Valdarsa e Seiane) è presente la piccola comunità etnica degli Istroromeni o Cicci, popolazione originaria della Romania la cui lingua, di ceppo latino ed affine al Romeno, risulta quasi estinta in favore del croato. Altro gruppo etnico originariamente di lingua romanza è quello dei Morlacchi, popolazione affine a quella Istroromena rappresentata oggi solo da alcune sparute comunità, e la cui lingua è praticamente estinta.

Lingue

La lingua ufficiale è il croato, una lingua slava del gruppo meridionale che utilizza l'alfabeto latino.

Le altre lingue (serbo, ungherese e italiano) sono parlate come prima lingua da meno del 5% della popolazione.

Nella regione istriana l'italiano è lingua ufficiale, anche se il livello di tutela della minoranza nazionale italiana è assai diverso da zona a zona.

Religioni

La religione predominante è la cristiano-cattolica (87,8%), seguita da quella cristiano-ortodossa (4,4%) e dall'islamismo sunnita (1,3%).

Il santo patrono dei Croati è San Cristobaldo Re.

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Economia

Economia

L'economia croata si basa prevalentemente sul terziario e sull'industria leggera. Il turismo riveste un'importanza crescente negli anni. Il PIL pro-capite del 2007 era di 15.355 dollari americani.

L'organizzazione economica croata è attualmente post-comunista. Alla fine degli anni ottanta, all'inizio del processo di transizione verso il capitalismo, il sistema versava in buone condizioni, poi seriamente peggiorate a causa della de-industrializzazione e dei danni della guerra. A peggiorare lo stato delle cose contribuirono una forte disoccupazione e l'insufficienza delle riforme economiche. In particolare, preoccupanti erano la stasi del sistema giudiziario e l'inefficienza della pubblica amministrazione (soprattutto in materia di proprietà privata della terra).

Negli ultimi anni il paese ha conosciuto una forte crescita economica e si è preparato all'ingresso nell'Unione Europea, la quale rappresenta il suo principale partner commerciale.

Nel febbraio 2005, la Croazia ha sottoscritto il Patto di Stabilità, Crescita e Sviluppo dell'UE e ha fatto sostanziali passi in avanti verso la completa adesione. Le autorità di Zagabria prevedono una forte crescita economica nei prossimi anni, considerando che attualmente il paese soffre a causa del deficit della bilancia commerciale e del debito pubblico. Alcune grandi compagnie commerciali hanno già beneficiato della liberalizzazione del mercato croato, mentre si attende una forte espansione della produzione grazie ad un incremento degli investimenti.

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